Crescita felice

L’attenzione alla cultura e al sociale come basi per la comunità del futuro

Dove deve guardare un’amministrazione comunale che voglia svolgere bene il suo compito? A soddisfare le necessità odierne della comunità; ma anche e soprattutto alla crescita della comunità, a porre le basi del suo domani.

La crescita è un concetto fondamentale nell’esistenza. Il sociologo Francesco Morace chiariva che “la tensione verso la crescita è biologica: crescono i bambini, crescono le piante e tutti gli organismi viventi. La crescita non può quindi rappresentare un problema, salvo confonderla con la concezione errata di una tendenza illimitata, lineare, non sostenibile”. Questo è il punto dirimente. Crescere, ma crescere nel modo giusto. Perché – è capitato molte volte – la smania di crescita può portare a guasti pesantissimi, che finiscono per minare le possibilità delle generazioni future.

San Vito al Tagliamento, particolari delle antiche fosse (foto Galifi)

Questo concetto dev’essere applicato alla vita pubblica. L’attività davvero notevole che, nei limiti del mandato amministrativo, le ultime amministrazioni hanno svolto, si è caratterizzata per il progetto politico-culturale che l’ha ispirata e che ne ha segnato il senso.

Oggi più che nel passato, la crescita non può essere abbandonata a improvvisazioni e ad un laissez faire di altri tempi, per due motivi di fondo: il rischio che possa debordare da ogni vincolo, contrariamente a quanto la stessa Costituzione stabilisce; e una ancora più marcata solitudine dell’essere umano, un pericolo, sempre costante, di una separazione non solo dagli altri, ma da se stesso, un essere umano dimezzato, perché ridotto soltanto a “funzione”: insomma un “funzionario di…”.

Questo il motivo principale di rendere esplicito quello che nella dicitura è sotteso, insomma si tratta di aggiungere a “crescita” l’aggettivo che la qualifichi e, in qualche modo, ne indichi lo scopo, il fine: “crescita felice”. Lo stesso Morace, analizzando il settore economico, spiega che la crescita felice “si alimenta accettando la sfida dell’innovazione, individuando gli orientamenti paradigmatici (l’originalità, la sostenibilità, la tempestività, la condivisione) che caratterizzeranno il mercato del futuro”. 

Applicando i concetti all’amministrazione pubblica, possiamo dire che l’aggettivo “felice” non si riferisce soltanto alla necessità dello sviluppo, ma vuole sapere perché e come esso deve realizzarsi. Per tale via lo sviluppo diventa anche progresso. Occorre, però, dare adeguato spazio alla cultura nelle sue varie articolazioni, vista non come orpello da esibire all’occasione, ma come elemento integrante della crescita, in cui la persona può riconoscere se stessa, aprirsi alla dimensione che tradizionalmente chiamiamo “spirituale”, o, se preferiamo, “intellettuale”, in una parola “contemplativa”. 

San Vito al Tagliamento, un suggestivo scorcio del castello di sera (foto Gian Piero Deotto)

Questo il motivo per cui si è prestata tanta attenzione alla cultura con eventi musicali, letterari, artistici di diverso livello ma tutti concorrenti alla riconquista della propria umanità. Non si tratta di un percorso esaurito, non è un percorso, ma un’azione permanente, soprattutto oggi: il rischio è che si venga dominati dai prodotti e ci si dimentichi dei produttori che verrebbero considerati solo come “funzionari dei prodotti”.

Il motivo dell’attenzione rivolta alle manifestazioni culturali e, in genere artistiche, poggia su questa idea di fondo: scoprire ogni giorno quel tanto di noi che le nostre occupazioni, il nostro lavoro, la nostra condizione, la nostra situazione ci impediscono di conoscere. Da qui, la particolare attenzione rivolta agli anziani, che rischierebbero una seconda solitudine se non ne avessimo la dovuta cura, cosa che è stata fatta e si dovrà continuare a fare: crescita sì, ma felice per un ben essere di tutti.


Articolo di Davide Bisaro
Dal numero monografico San Vito al Tagliamento

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